29. apr, 2020

Potere maschile e femminile nella leadership. Come raggiungere un equilibrio.

Sulla leadership si è scritto tanto, in ogni epoca. Anch’io ho amato descrivere le dinamiche che spingono un gruppo ad individuare una guida da seguire. Anche nel mondo animale si elegge il capobranco. E’ solitamente l’esemplare più forte, quello che può garantire agli altri la difesa e la protezione dal pericolo. Tutto appare così naturale, e invece…

Nei secoli gli esseri umani sono riusciti a interpretare questo processo per racchiuderlo all’interno di schemi teorici e scientifici. Dapprima si è ricercato quali fossero le doti che facevano di un uomo comune un vero leader, poi si sono formulati i diversi approcci e stili di guida, in ultimo si è concluso che il vero leader è colui che sa scegliere una direzione differente e flessibile rispetto alla situazione che dovrà governare e rispetto alla maturità, autonomia, livello di responsabilità dei gregari. Anzi, no… dei followers! Nell’era digitale, la parola “gregario” appare desueta.

Trasversalmente rispetto alle definizioni di leadership, voglio parlare qui di atteggiamento femminile e maschile nell’essere guida per un gruppo o un’organizzazione. Esprimiamo la nostra parte femminile quando ci apriamo ad accogliere, ascoltare, prendere cura, creare, generare, proteggere, empatizzare. Esprimiamo la nostra parte maschile quando decidiamo, individuiamo un obiettivo, una direzione, diamo un orientamento, lottiamo per l’autoaffermazione.

Nessuna di queste due parti può e deve funzionare indipendentemente dall’altra. Come in una danza, le due energie si compenetrano equilibrandosi tra loro per creare un’unità forte e radicata. Anche il sole e la luna si inseguono ciclicamente, ma non esiste giornata di solo buio o di sola luce. Questo è particolarmente vero nell’equatore; la latitudine, appunto, che segna il perfetto centro. Parlo proprio di questo: l’equilibrio che ciascuno di noi, anche nell’espressione della propria leadership deve poter emanare perché i followers possano sentirsi egualmente accolti e allo stesso tempo orientati e guidati.

Una leadership troppo sbilanciata sul femminile è quella tipicamente materna, che offre ascolto e nutre, senza mai esercitare pretese né dispensare sanzioni. Funziona? Sì. Dove la situazione lo permette. Tipicamente nelle organizzazioni scarsamente orientate al profitto, per esempio quelle di volontariato o beneficienza.

Al contrario, una leadership che esprime solo direzione, competitività e puntuale scansione del tempo, può mancare nel curare le relazioni tra le persone e nel permettere a tutti la possibilità di essere ascoltati ed esprimere creatività.

Come posso trovare un equilibrio tra questi due orientamenti?

Tutti i leaders sono prima di tutto esseri umani.

Ma proprio tutti?

Sì! Quasi un sillogismo.

Quindi nell’esprimere la nostra capacità di guida e il nostro carisma, in famiglia, a scuola, nello sport, nella nostra azienda, dobbiamo prima di tutto fare un lavoro sulla nostra crescita personale.  Questo significherà sviluppare alcune skills:

  • Capacità di individuare e pianificare gli obiettivi
  • Gestire il tempo
  • Comunicare in modo efficace
  • Ascoltare in modo presente ed empatico
  • Nutrire la propria creatività, magari col silenzio e l’arte

C’è poi un lavoro molto profondo che può garantirci un vero e proprio salto evolutivo. Consiste nel saper stare soli con noi stessi, sviluppando un sentimento di piena accettazione, uscendo dagli schemi del senso di colpa per acquisire la responsabilità della nostra felicità, saper riconoscere i nostri bisogni e desideri più autentici, manifestare la nostra essenza nel rispetto altrui, rimanere fedeli ai nostri valori.

In tre parole: consapevolezza di sé.

“Ama e fa’ ciò che vuoi” disse Sant’Agostino.

Io lo traduco così a modo mio: Sii un leader nel costruire dentro te e attorno a te un mondo a cui tutti desiderano appartenere!

Corinne Vigo