28. giu, 2020

Persecutore, vittima, salvatore. Il triangolo maledetto.

Mi piace pensare, come ci insegnava Luigi Pirandello, che la vita sia davvero un palcoscenico in cui tutti noi indossiamo delle maschere e interpretiamo dei personaggi.

La mia evoluzione personale e professionale mi porta tutt’ora a incontrarmi e scontrarmi con i miei personaggi interiori, ma anche a saperli prontamente riconoscere e smascherare. E’ un lavoro di consapevolezza che non finisce mai e che richiede molto coraggio, perché se la maschera ci conforta nel suo aspetto familiare, l’essenza invece ci spaventa perché potente oltre ogni limite e vera in modo sconcertante.

Chi di noi, almeno una volta nella propria vita non ha interpretato il ruolo del cattivo, volendo ottenere dei vantaggi dalle relazioni, in termini materiali, emotivi, di sicurezza, di potere? E chi invece non ha desiderato apparire il “buono” che salva e aiuta colui che si trova in stato di difficoltà? E ancora, quante volte ci siamo sentiti vittime del comportamento altrui e abbiamo deciso di cedere la nostra autonomia a qualcuno che col suo comportamento esercitava un potere su di noi e determinava i nostri sentimenti?

Esiste una teoria molto conosciuta che descrive benissimo le dinamiche disfunzionali che si possono creare nelle relazioni quando prevalgono situazioni di conflitto o legami di tipo nevrotico. Stephen Karpman, nel 1968 formulò  la descrizione del triangolo drammatico formato dal persecutore, la vittima e il salvatore, e dai loro “giochi psicologici” descritti dall’analisi transazionale.

  • Persecutore. È il ruolo di chi sente di avere diritto o capacità di giudicare gli altri. Valuta, misura, non fa mancare i suoi commenti sgradevoli e gode, in qualche modo, nel generare sofferenza emotiva agli altri. E’ controllante, critico, oppressivo e  “bullizza” la vittima. In questo modo evita i propri sentimenti e le proprie paure.
  • Vittima. Corrisponde a chi assume un atteggiamento timoroso e passivo verso ciò che lo circonda. Ha la sensazione di essere maltrattato senza meritarlo.  La vittima è quella persona che si relaziona agli altri adottando un atteggiamento difensivo. Cerca sempre l’aiuto altrui, senza provare a uscire dalla sua condizione. La persona che recita questo copione ottiene attenzione, perché sia Persecutore che Salvatore si concentrano su di lei. Inoltre, il ruolo di vittima soddisfa il bisogno di dipendenza e permette di evitare l’assunzione di responsabilità. La vittima non è sempre realmente una vittima, ma agisce come tale. I suoi sentimenti hanno a che fare con il sentirsi oppresso, accusato, senza speranza. Questa persona appare incapace di prendere decisioni, di risolvere problemi e trovare soluzioni.
  • Salvatore. Deve aiutare, anche se non gli viene richiesto. Sente il bisogno di rendersi indispensabile agli altri e di fomentare la loro dipendenza. Ciò gli permette di mettersi in buona luce e sentirsi moralmente superiore, giusto, ma anche di evitare i propri problemi e sentimenti. Il salvatore è la persona che si fa carico delle responsabilità altrui. Offre un aiuto sconveniente, dato che così facendo impedisce alle persone che aiuta di crescere generando, al contrario, una dipendenza. Questo personaggio si sente frustrato e in colpa se non riesce a salvare gli altri. Le sue azioni hanno comunque effetti negativi, perché permettono alla vittima di rimanere dipendente e al persecutore di continuare ad attaccare.

CAMBIARE LA SITUAZIONE O CAMBIARE LA POSIZIONE?

E’ intuitivo il fatto che nessuna delle tre posizioni sia veramente funzionale e sana. La guarigione non avviene cercando di cambiare la situazione o di cambiare il comportamento dell’altro. Avviene invece diventando consapevoli del copione ripetitivo che si interpreta e uscendo dal triangolo:

  • Non vittimizzarsi, ma responsabilizzarsi. Invece che aspettare di essere salvata, la vittima dovrebbe concentrarsi sull’assumersi le responsabilità della propria vita, delle decisioni, della propria felicità, dei propri successi e insuccessi  Può avere bisogno di aiuto, ma non deve richiedere l’aiuto altrui in maniera incondizionata. Deve prima aiutarsi da sola.
  • Promuovere l'assertività. Ciò che manca al persecutore è la capacità di distogliere lo sguardo dagli altri per rivolgerlo verso di sé. Stiamo parlando di una forma di autonomia che include una dose di assertività. Sviluppare il potere personale, che non è il potere e controllo esercitato sugli altri, ma l’equilibrio nel manifestare la propria volontà, la libertà di essere, il dare e ricevere.
  • Creare una collaborazione empatica. Non si tratta di farsi carico dei problemi altrui, quanto di riuscire a riconoscere le mancanze e difficoltà degli altri per aiutarli a superarle. Aiutare una persona ad acquisire maggior fiducia e autonomia. Alla base dell’empatia c’è l’empatia verso se stessi, cioè riconoscere i propri bisogni e desideri, ciò che manca al salvatore, quanto alla vittima.

 

Corinne Vigo